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Profugos de la mala suerte

aramis  
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November 21

un po tutti

Ti alzi al mattino e guardi il cielo oscuro e grigio

Non hai mica voglia d’alzarti è normale fa freddo e inverno capisco

Vorresti essere a casa nell’ tuo letto a dormire

ma purtroppo esiste il senso di colpa per non fare niente

Tu devi dimostrare a te e al mondo che non sei uno inutile

Ti piacerebbe avere più energia e voglia di vivere la vita,

ma sei troppo pessimista e non c’è la fai a da affrontare la tua pigrizia

Preferisci attaccare le debolezze digli altri prima di ammettere le tue

Preferisci arrabbiarti con te stesso e con gli altri prima di fermarti ha riflettere dove hai sbagliato

Quando cammini da solo/a non hai un secondo di pace

I pensieri viaggiano ha mille per secondo

Vorresti che i tuoi pensieri fossero più chiari e meno confusi

Vorresti non avere paura per affrontare le situazione difficili

Vorresti essere comodo e soddisfatto, ma una volta raggiunto l’obbiettivo ?

Quanto pensi che possa durare ? , prima devi essere soddisfatto di te stesso

Ti hai chiesto  si sei soddisfatto dentro di te ?

Per caso quando sei da solo/a non senti che il petto si stringe

Non senti come una solitudine ?

Io la chiamo insoddisfazione personale

Cammini senza il senso d’orientamento, e le tue idee fanno altre tanto

Non riesci a trovare una persona per avere una relazione sentimentale

Sembra che non ci fosse una persona per te, e soffri per il bisogno naturale

Pregi per una notte folle con una figura idealizzata

Forze hai fortuna, ma la fortuna non ne sinonimo di felicità

Una persona non ti può fare felice, solo  può fare di compagnia nel tuo percorso di vita

La unica persona che ti può fare felice sei te stesso/a

Capisco che siamo troppo complessi ,   per primo mi chiedo ha me stesso d’essere felice

D’essere spensierato, di gradire quello che la vita mi ha offerto

D’accettare quello che mi ha tolto e portato via

Non chiedo d’essere conformisti, chiedo d’accettare quello che c'è ha  portata di mano

November 10

yes we can barack obama

È stato un credo, scritto dai padri fondatori, che dichiararono il destino di una nazione.
Sì, noi possiamo.

È stato sussurrato da schiavi e abolizionisti, che tracciarono un sentiero verso la libertà.
Sì, noi possiamo.

È stata cantata da immigrati catturati da lidi lontani e pionieri, spinti verso ovest in uno spietato deserto.
Sì, noi possiamo.

È stata la chiamata di lavoratori che si sono organizzati; donne che hanno ottenuto il diritto di voto; di un Presidente che ha scelto la luna come nuova frontiera; e un Re, che ci ha condotto alla vetta e indicato la strada per la Terra Promessa.

Sì, noi possiamo per la giustizia e l'uguaglianza.
Sì, noi possiamo per la prosperità e l'opportunità.
Sì, noi possiamo guarire questa nazione.
Sì, noi possiamo riparare il mondo.
Sì, noi possiamo.

Sappiamo che la battaglia sarà lunga, ma dobbimo ricordare che non importa quali ostacoli incontreremo nel nostro cammino, nulla pu frapporsi al potere di milioni di voci chiedono il cambiamento.

È stato detto che non possiamo farlo da un coro di cinici... saranno solo più forti e stonati... Ci hanno chiesto di fermarci e guardare realtà. Siamo già in guardia contro chi offre al popolo di questa nazione false speranze.

Ma nella strana storia che è l'America, non vi è mai stato nulla di falso nella speranza.

Ora le speranze della bambina che va a scuola in un sobborgo di Dillon, sono gli stessi sogni del ragazzo che studia per le strade di Los Angeles; noi ci ricorderemo che qualcosa è successo in America; che noi non siamo così divisi come ci suggerisce la politica; che siamo un unico popolo; una nazione; e, insieme, inizieremo il prossimo grande capitolo della storia americana con tre parole che risuoneranno da costa a costa, dal mare al mare splendente:

Sì, noi possiamo.
November 05

yes we can

 
October 28

Il Significato di Gara

 

 

Dopo un susseguirsi di impegni in Competizioni Tecncihe e di Combattimento, che mi hanno visto presenziare in varie regioni d’Italia, ho analizzato il fenomeno Gara con grande ansia e ho tratto delle conclusioni amare.
Il Qwan Ki Do è un’Arte Marziale Tradizionale e come tale deve essere presentata agli allievi, e a ogni insegnante questo concetto deve essere ben chiaro. Come tutte le Arti Marziali Tradizionali si presenta agli occhi del neofita come qualcosa di misterioso e affascinante ed in effetti il cammino che dovrà percorrere sarà lungo e da scoprire ogni giorno. Gli obbiettivi sono molteplici e permettono a ognuno di identificarsi e adattarsi per meglio comprendere la disciplina, la filosofia e i valori che la nostra Arte trasmette o dovrebbe trasmettere attraverso gl’insegnanti. Il successo del nostro metodo educativo è rappresentato proprio da questa coerenza con la Tradizione e con i valori della vita.
Uno degli obbiettivi meno importanti del Qwan Ki Do è la gara dove, abbandonando la linea completamente Tradizionale la si alleggerisce mostrando il lato sportivo della nostra Arte. Nell’affrontare il tema gare ogni Insegnante deve essere cosciente che questo obbiettivo deve servire a formare, educare e completare un praticante restando sempre nel vocabolo Arte.

La gara infatti è un confronto con se stessi, per riuscire a superare paure, ansie, insicurezze e un confronto con altri praticanti, per conoscersi, per migliorarsi, per rispettarsi e per vivere dei momenti insieme, oltre che per essere sereni e felici dopo aver superato la prova in attesa che il compagno, ancora in tensione, superi anche lui la sua.
Le competizioni devono servire agl’Insegnanti per verificarsi, per capire dove i propri allievi sbagliano, per conoscere meglio il carattere dei propri praticanti. Mai, dico Mai, l’Insegnante e il praticante devono dimenticare che questo obbiettivo va affrontato all’interno del vocabolo Arte.

Mio malgrado devo ammettere che in molti praticanti il vocabolo Arte ha lasciato il posto al vocabolo sport e questo ha deteriorato quello che è lo spirito del Qwan Ki Do. Con questo non voglio dire che lo sport sia negativo, ma voglio affermare che lo sport dei nostri giorni ha perso quell’essenza, quella purezza, quell’educazione e quella tradizione che fin dall’antichità veniva trasmessa con questo vocabolo.
Le stesse Tradizioni Orientali le possiamo ritrovare nell’antica Grecia, dove gli sports erano chiamati giochi e dove l’abilità e la preparazione alle varie specialità erano una vera Arte. Le Olimpiadi stesse erano occasione per cessare ogni ostilità e ritrovarsi in pace a gareggiare e mostrare l’acquisizione delle Arti Sportive. Ormai tutto questo è praticamente scomparso, sommerso da interessi, politica, orgoglio, mania di grandezza, ecc…

Mi rammarico quando nel Qwan Ki Do osservo come per molti le giornate di gara si trasformano in delusione, tristezza o gioia per aver schiacciato un compagno. Che misera consolazione per un atleta aver superato senza il giusto spirito un avversario, vittoria effimera che sparisce velocemente come una farfalla prende il volo quando la mano che la stringe si stanca e non ha la forza per trattenerla. Ben più lusinghiera e serena di colui che gareggia col giusto spirito, già è vincente perché ha partecipato e in più se da questa giornata acquista spensieratezza e amicizia, non avrà bisogno di stringere la mano ma la farfalla da sola si poserà sul palmo perché il suo spirito è carico di valori. La gara deve essere un momento felice e non un momento rappresentato da una coppa, una medaglia; chi non riuscirà a capire questi semplici ma basilari concetti, riuscirà ad affrontare le prove della vita, ben più difficili, con uno spirito vincente.
Ben più grave è quando certi atteggiamenti li identifico negli insegnanti o nei genitori, in coloro che dovrebbero educare e invece per il loro orgoglio personale, trasformano le gare in uno stadio, in una lotta per la sopravvivenza, in un continuo tentativo per rifarsi sugli altri; forse frustrati da una gioventù che gli ha visti sempre perdenti. E’ assurdo come certi genitori si permettano di giudicare una gara tecnica o come un giovane Istruttore venga a chiedermi come mai quell’allieva non vince mai!?!…e aggiunge che gli è sembrata andare molto bene…!
Certo rimango allibito non mi sarei mai permesso di affermare sotto forma di domanda, al mio Maestro una cosa del genere; più seriamente gli avrei chiesto dove ho sbagliato perché comprendendo i miei errori avrei potuto correggere e trasmettere meglio ai miei allievi la tecnica.
Purtroppo l’orgoglio e la superbia di questo giovane istruttore non sono ancora stati mitigati e la sua mancanza di umiltà non gli permette di vedere nella giusta direzione. Dopo anni in cui sono stato introdotto all’Arte di giudicare le tecniche dal mio Maestro, ancora adesso quando mi siedo accanto a lui, lo ascolto e scopro ancora delle sfumature, dei particolari che mi erano sfuggiti. La gioventù oggi è piena di sé, sta a noi insegnanti saper incanalare ed educare questa loro esuberanza, in modo che capiscano che quello che altri hanno imparato e trasmesso nei secoli loro non possono pretendere di apprenderlo in qualche anno.
Tentiamo quindi di rivedere le nostre idee sul significato delle gare per evitare che queste vengano bandite dal Qwan Ki Do; la gara deve essere il simbolo dell’amicizia dell’educazione e dell’unione fra i praticanti e non il simbolo della controversia, della discordia, dell’ignoranza, della faciloneria e dell’orgoglio personale.

Direttore Tecnico Nazionale
Roberto Vismara